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22.11.2007 - ASILO

Asilo, esaminate a Roma in due anni 2299 domande per riconoscimento dello status di rifugiato
Il dato, fornito dalla Commissione nazionale per il diritto d'asilo, risulta dalla ricerca 'Presenze trasparenti' realizzata da Caritas Roma

Sono stati forniti dalla Commissione nazionale per il diritto d'Asilo e contenuti nelle anticipazioni della ricerca 'Presenze trasparenti', realizzata da Caritas Roma, Casa dei diritti sociali focus, Centro Astalli, Fcei, Progetto casa verde con il patrocinio di Cesv e Spes e presentati stamani alcuni dati che riguardano il periodo da aprile 2005 a settembre 2007.

Le domande di richiesta d'asilo pervenute alla commissione territoriale di Roma (una delle 7 in Italia ad occuparsi del riconoscimento dello status di rifugiato) risultano essere 2.658 in totale e 2.299 quelle esaminate.
In totale sono stati 400 ad ottenere lo status di rifugiato, 1.109 i diniegati senza protezione, 627 quelli con protezione, 123 gli irreperibili e 17 i sospesi.

Da quanto emerge dalla ricerca i richiedenti asilo scelgono l'Italia per la relativa accessibilità perché il mezzo di trasporto più utilizzato è il gommone.

Alla presentazione dello studio ha partecipato anche il prefetto di Roma Carlo Mosca che ha sottolineato: «Ho il dovere di garantire la coesione sociale ed il massimo della garanzia dei diritti al di là della legislazione organica, che auspico arrivi presto, e verificherò - ha proseguito il prefetto - che non ci siano ritardi o omissioni e invito chi si trova in situazioni di difficoltà a contattarmi. Mosca ha anche evidenziato che in materia ci sono tante cose da fare, "ma bisogna riconoscere ha detto - anche quello che è stato fatto in questi anni, come il passaggio da una a 7 commissioni territoriali e che ci siano all'interno anche rappresentanti dell'Acnur e Anci».

Tra gli intervenuti l'assessore capitolino alle Politiche sociali, Raffaela Milano, che ha sottolineato: «Le commissioni hanno ridotto i tempi d'attesa, che prima arrivavano anche a 18 mesi, però bisogna che ci sia un comune agire tra quelle presenti in Italia e il rispetto dei diritti per chi richiede asilo, ma che allo stesso tempo non sia un escamotage per superare la Bossi-Fini».


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